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    WASI IST DAS - RINAZ (2006) - Dedicato a Lorenzo Cammunci

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    Aquila Gigliata
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    WASI IST DAS - RINAZ (2006) - Dedicato a Lorenzo Cammunci

    Messaggio  Aquila Gigliata il Mer Dic 30, 2009 12:15 pm

    Premessa

    Il Rinaz...spero che prima o poi si reiscriverà al nostro Club ..è un omone di 1.80 e 140 kg che guida da anni la sua JACKAL con la madonnina inchiodata sul Parafango. é un plurilaureato vecchia scuola, uno dei pochi monarchici ancora in circolazione e si vanta anche di essere uno dei pochi crociati rimasti. La cultura che ha quest'uomo è impressionante, chi non lo conosce non sa cosa si perde.....lo conobbi 6 anni fa all'Amiatatreffen e subito mi rimase sulle scatole...per 1 anno ci siamo odiati profondamente , poi siamo diventati talmente legati che anche se non ci sentiamo più tanto spesso , un sentimento di stima profonda ci legherà per sempre.

    Questo un breve racconto dedicato a me da lui stesso per ricordare quel giorno del freddo Gennaio in cui per la prima volta ci siamo conosciuti....e lui seduto ad un tavolino di un Caffe....raccontava le sue storie....

    Buona Lettura
    Aquila Gigliata


    WAS IST DAS??





    WAS IS DAS? - Rinaz
    (dedicato a Lorenzo Cammunci)

    In
    piedi, ritto sul parapetto, osservavo la statale curvare ed entrare nel
    paese, dietro di me nel parcheggio il vento della primavera a scatti
    puliva l'aria alzando vortici di sporco. Ogni tanto davo un'occhiata al
    grosso bicilindrico nero della Guzzi, non avevo paura che me lo
    rubassero, che le Guzzi non se le frega nessuno, solo un matto può
    pensare di fregare un California vecchio di cinque anni con la statua
    della madonna inchiavardata sul parafango, ma c'è sempre qualche testa
    di cazzo che si frega il casco o i guanti, magari non gli servono, lo
    fa così per spregio o chissà perché. Alle quattro calcolai che erano
    tre ore che aspettavo e mi rassegnai, Woizec non sarebbe più arrivato.
    Facevo fatica ad arrendermi all'idea, non per le cose che mi aveva
    promesso, cioè anche per le cose ma se non arrivava con il suo furgone
    bianco significava che era finito nei guai. " ...merda d'un Woizec mi
    sei finito in gabbia un'altra volta..", saltai giù dal parapetto con un
    "... ma vaffanculo...". Alla moto mi aspettano i soliti due vecchietti.
    Fateci caso quando lasciate parcheggiato un Guzzi al ritorno trovate
    sempre due vecchietti che parlano di moto e dei bei tempi andati. I
    miei stavano dicendo "... macchè ì Galletto, Nedo aveva ì Falcone... ì
    Galletto... te tu ci avevi ì Galletto..." " ettu ti sbagli... ti dico
    che ni cinquantasei alla festa a Campi del primo maggio Nedo venne co ì
    Galletto... ". Il mio arrivo li zittisce e gli stampa in faccia un
    sorriso ebete. Brutta bestia la pensione, forse peggio della galera,
    così la compassione me li fa salutare per sentirmi chiedere le solite
    cose "...ma la Guzzi esiste ancora...", "... indollè ì volano...", ma
    oggi non ne ho proprio voglia, il bidone di Woizec mi pesa, così conto
    i miei soldi e decido rapidamente il da farsi... andrò a San Giovanni
    da Maurizio, da Maurizio c'è sempre un buon motivo per sbattere via i
    soldi. Deludo i nonni facendo girare i pistoni. La polpetta di carne
    congestionata che è la faccia di Maurizio mi aspetta giusto sulla
    porta. "Oh zingaro! dove tull'hai lasciato ì carrozzone?" "L'ho
    lasciato alla tu mamma che aveva da ricevere dei camionisti, mi ha
    detto di dirti di non aspettarla che farà tardi". A Maurizio la mia
    Guzzi piace molto, esce dal suo magazzino e si avvicina alla moto
    mentre scendo e metto il cavalletto. " ... la mi mamma l'era una maiala
    ma la tua un si sa manco chi l'era, per me te non sei zingaro, te tu
    sei un bimbo rubato dagli zingari in un bordello!" " oh brutta merda
    vuoi vedere che sono il tu fratello... Maurizio fa un piacere al tu
    fratellino vendimi qualcosa di bello... che ci hai oggi di bono?" " io
    ci ho tutta roba bella... sei te che fai fatica a tirare fori ì
    quattrino, si vede che ì bordello della tu mammima l'era frequentato da
    un rabbino" " rabbino icché? ci ho un nome arabo" " si vede l'era di
    bocca bona e sbocchinava gli uni e gli altri" " ma vattela a stroncare
    al culo, sei il solito pezzo di merda..." ... sbrigato il protocollo
    dei saluti e dei convenevoli entriamo nello schifo del suo capannone
    dove nel caos più totale trovi veramente di tutto, affogati nel
    lerciume più assoluto trovi oggetti sublimi e cacate inutili. Fingo di
    girovagare a caso nel suo universo arredato alla rinfusa da grandi
    armadi d'epoca ma anche rottami di moderni frigoriferi, improbabili
    lampadari e divani sfondati di ogni era e stile. Maurizio mi segue...
    cerco di depistarlo zigzagando ma so esattamente dove voglio andare a
    parare, Maurizio ha un oggetto che tengo d'occhio da diverso tempo e io
    so che più passa il tempo più Maurizio è disposto a trattare il prezzo.
    È un inginocchiatoio francese di fine ottocento. A ben guardare è un
    oggetto troppo pesante ed è il motivo per cui Maurizio fatica a
    venderlo, troppo grande, tutto di noce ebanizzato con il nero che ha
    preso una patina grigio scuro. Le corte gambe a tortiglioni tozzi
    reggono una seduta imbottita in velluto rosso, liso e consunto da
    chissà quante ginocchia dolenti, ogni volta che lo vedo cerco di
    immaginare quanti peccati siano stati espiati su questo oramai sudicio
    velluto rosso fermato al bordo da grosse borchie d'ottone; nell'alto
    schienale campeggia un grossa croce nera, sempre a tortiglioni,
    sovrastata da un cassettino anche lui nero come la morte ripostiglio
    dei libretti liturgici e come se non bastasse all'interno del
    cassettino è fissato un piccolo crocefisso in metallo di epoca più
    recente, forse un ex-voto per una grazia ricevuta in cambio delle tante
    orazioni; lo schienale termina in un fagiolo imbottito ricoperto dello
    stesso velluto rosso rubino anche lui con la trama sfinita dal continuo
    appoggiare di mani giunte in preghiera ... un oggetto difficile da
    mettere da qualche parte in una casa, però se si arriva al prezzo è un
    oggetto sicuramente da comperare. Girato un angolo mi trovo davanti
    l'oggetto dei miei desideri... "toh guarda chi c'è!... oh Maurizio,
    figlio di un cane, ma questo inginocchiatoio non lo dovevi vendere la
    settimana scorsa agli americani?" " un cominciamo a fa i bischero... lo
    voi o no?" " quanto costa oggi?" " un mi fa girà i coglioni che oggi
    non è il giorno... tu lo sai quante costa... costa uguale a ieri" "non
    mi ricordo più... e qui da così tanto tempo che ti si fa un piacere a
    portarlo via" " ma va a cacare... sono sempre cen'cinquanta euro...se
    tu lo voi, se poi tu sei venuto a far girare i coglioni e un altro par
    di maniche" " cencinquanta sta merda che non riesci neanche a
    regalarla?" " sai zingaro che a volte riesci a starmi sui coglioni?
    siccome t'hai studiato tu pensi io sia bischero?" " ma che cazzo dici?
    sei figliolo di una lorda ma il tuo lo sai fare... ma cencinquanta non
    te li darò mai!" " senti, brutto muso di merda, si fa centoventi lo
    metti sulla tu moto del cazzo e tu ti levi di culo! va bene?" " non ci
    penso nemmeno a centoventi lo si lascia qui che quando la tu mammina ha
    finito co' camionisti ci viene a recitare il rosario" " sarai figliol
    di troia eh? ". Ma detto questo Maurizio si accorge che sono entrate
    due clienti, due ragazze sui quaranta, una è un un vero cesso con un
    grosso naso torto e i denti da cavallo, i blue jeans neri attilati non
    gli nascondono le brutte gambe secche. L'altra è un vero angelo, un
    apparizione di grazia ed eleganza che stride nella fogna che è il
    magazzino di Maurizio, la signora ha lunghi capelli biondi a
    incorniciare un viso bello e regolare illuminato da due occhi grigi che
    irradiano tristezza ed infelicità nell'ambiente, una gonna al ginocchio
    lascia vedere due belle gambe ben disegnate infilarsi in scarpe basse
    un pò scollate, l'angelo parla anche e dice " ciao Maurizio" "buon
    giorno a voi bella donna". La ragazza vestita di sensualità scivola,
    matura e consapevole, sullo schifo circostante accompagnata dallo
    scorfano goffo, posando la sua tristezza educata sugli oggetti di
    Maurizio. E' così bella che né io né Maurizio riusciamo più ad
    insultarci, ci guardiamo a vicenda vergognandoci di essere così brutti
    e malridotti. Due veri straccioni. Mentre la bellezza naturale e pulita
    della signora levitando avanza lentamente tra la merda di Maurizio
    spargendo i suoi malinconici feromoni su tavolini e comodini dalle
    gambe spezzate e i cassetti mancanti, noi come ipnotizzati sentiamo
    tutto il fallimento della nostra vita dove certi piaceri e certe
    bellezze ci sono sempre stati preclusi, ci risvegliamo solo quando ci
    ripassa accanto " ciao Maurizio " " ciao a te bella signora " in una
    scia di profumo e tristezza esce con il suo scombinato cavallo al
    seguito. " ... maiala che topa!.." esclamo io, Maurizio fa " pensa
    zingaro s'era ragazzi assieme... poi... una fica a quella maniera...
    c'era da aspettarselo... ha sposato ì figliolo avvocato del Moretti...
    prima cì fatto du figlioli e adesso l'ha mollata..." "ma chi lei o
    lui?" "no... no... l'ha mollata lui... il vecchio Moretti l'è morto e
    lui se messo con la ragazzina moldava che, dice, gli faceva da
    segretaria... pensare che da ragazzi ci ho avuto una mezza storia" " ma
    va a cacare, merdaiolo, ma ti sei guardato? ma sei proprio una testa di
    cazzo" " che c'entra? s'era ragazzi mica contava ì quattrino..." "
    allora se il quattrino non conta perchè non mi lasci sto sgabello merdoso
    per cinquanta euro? " " muso di merda un tu sei altro, bastardo fatto e
    finito, cinquanta euro per un mobile francese dell'ottocento! " "
    Maurizio ma chi lo vole? chi te lo piglia? " " ci posso fare trecento
    euro quando mi pare " " e allora perchè è ancora qui? cosa fai... ti ci
    sei affezionato? " " senti, pezzo di merda che un tu sei altro, tu mi
    dai settantacinque euro, te ne vai a fanculo, te e la tu moto Guzzi di
    merda, che un posso più vederti. E unne voglio più parlare, chiaro!?.
    Ultimo prezzo!" " Si ma c'è un problema... " " basta problemi!
    settantacinque prendere o lasciare! " " oh Maurizio! cerca d'ascoltarmi
    ti dico ho un problema! " " icché t'hai? " " ne ho solo cinquanta
    ".................................................. Maurizio resta
    impietrito, mi guarda fisso con rabbia, ho paura che la polpetta
    congestionata della sua faccia esploda e mi insudici con un paio di
    chili di carne trita di prima scelta ed invece esplode in un " PORCA
    MAIALA! " teso sulle gambe si gira ad osservare l'ingombrante ed
    incolpevole inginocchiatoio nero " PORCA MAIALA! D'UNA PORCA MAIALA! "
    un po mi spaventa ma non trovo niente di meglio che dirgli " ...dai
    Maurizio non fare così... " " QUELLA PORCA D'UNA MAIALA CHE T'HA MESSO
    AI' MONDO! CINQUANTA EURO! " " ... allora Maurizio lo porto via? ",
    Maurizio sta per cedere. Come lo conosco... sta per cedere. Non sembra
    ma io lo conosco, con Maurizio bisogna fare così, portarlo sul
    prezzo... se ci arrivi è fatta. " ... allora Maurizio lo porto via? " "
    ... per quella troia della tu mamma che non hai mai conosciuto
    portatatelo via! ". Maurizio con dispetto mi lascia solo a portare il
    pesante inginocchiatoio fino alla porta dove tiene la cassa. In
    silenzio aspetta che metta mano al portafoglio. Dopo aver estratto
    lentamente il portafoglio sono costretto ad ammettere " ... Maurizio ne
    ho solo quarantasei... " Maurizio molto calmo risponde " ... bene l'ho
    riporti indoe tu l'hai preso... oppure tu mi dai cinquanta euro. " " Ma
    ne ho solo quarantasei! non fare lo stronzo... " " che me ne frega? hai
    detto che ne avevi cinquanta? " " Si ma mi ero dimenticato che ho
    giocato al superenalotto... Maurizio lasciami andare via con lo
    sgabello... se vinco ti compro tutto il magazzino e ti compro anche la
    moglie dell'avvocato..." " sarai un pezzo di merda? " " ma Maurizio...
    " " sei un gran pezzo di merda? " Maurizio prende i soldi, due da
    venti, uno da cinque e vuole anche la moneta da un euro, senza dire una
    parola prende l'inginocchiatoio per le gambe io mi precipito a
    prenderlo per la testa dalla croce nera e ci avviamo alla moto senza
    parlare. Appoggiato per terra il pesante catafalco risulta evidente che
    non sarà facile portarlo via sulla Guzzi. Maurizio non muove un dito e
    con un sorriso vendicativo guarda i miei goffi tentativi di carico. Non
    c'è verso che vada bene, se lo sdraio al centro sono largo come un
    furgone e poi pesa troppo sulla parte inferiore e di sicuro lo perdo
    anche se lo lego bene. Se lo metto bilanciato sbuca troppo fuori dalla
    parte dell'alto schienale crociato. " ... tu lo sai zingaro che un vale
    un cazzo vero? te l'avrei lasciato anche per trenta euri solo per
    vedertelo caricare " gli mando un sorriso amaro mentre mi rassegno
    all'unica soluzione possibile... sederlo a cavallo del sellino
    posteriore ed il piccolo portapacchi. Adesso la moto è alta due metri e
    mezzo e dietro la schiena sono sovrastato da un imponente croce nera di
    legno di noce. Mi rimetto la giacca nera, indosso gli occhiali neri e
    mi infilo il casco nero dal quale sbuca la mia fluente barba bianca.
    Contento e sazio del mio affare, faccio rientrare il cavalletto e giro
    la chiave... il bicilindrico da la solita scossa che fa traballare
    l'alta croce. Con un cenno della testa saluto Maurizio che come un
    ratto rientra nella sua tana, do un po di gas e camminando piano piano
    mi immetto nel traffico di San Giovanni. Al mio maestoso incedere la
    gente resta ammutolita sui marciapiedi o al volante delle macchine che
    mi vengono incontro o che mi sorpassano. La povera gente della Valdarno
    torna dal lavoro in questo pomeriggio di primavera mentre io butto via
    il mio tempo in cazzate inutili. La processione della grande croce con
    seduta rossa attraversa mesta tutto il paese e finalmente, con mio
    sollievo, imbocca la strada delle colline del Chianti. La croce
    comincia a salire ed ora svetta tra le cime degli ulivi, si confonde
    tra lecci e querce dei primi boschi che abbraccio, ascolto il canto
    d¹amore di fagiani e ghiandaie. Ora che posso rilassarmi torna nei miei
    pensieri il povero Woizec... poveraccio sarà 'briaco da qualche parte
    sul Brennero, la mia roba chiusa nel furgone in qualche deposito di
    tribunale. Ogni tanto qualche grossa macchina tedesca, lucida come un
    altare, mi affianca, mi osserva per bene, sorride, forse commenta
    "italianen" e poi mi sorpassa correndo verso la ricca e lussuosa pasqua
    in agriturismo che il Chianti promette. Povero Woizec, si sarebbe fatto
    pasqua insieme con una bella bottiglia, come quell'anno che tentò di
    uccidermi perché non cantavo assieme a lui un inno sacro in polacco,
    come cazzo facevo a sapere le parole? era così 'briaco che alla fine
    cercando di colpirmi cadde immobile per terra, accertato che non era
    morto lo infilai sotto il furgone dove dormì per un giorno ed una
    notte. Mentre la Guzzi arranca con il suo traballante carico
    spirituale, mi torna alla mente anche la bella e triste signora di San
    Giovanni, che gusto ci sarà mai ad essere una topa a quella maniera se
    si è anche sfigati? in fondo io e Woizec quando riuscivamo a piazzare
    qualche bel colpo si era più felici. E' proprio vero che la vita è un
    mistero. Una macchina familiare mi affianca incrocio prima il viso sano
    e giovane di una tedesca che mi sorride, al suo fianco nell'aria
    condizionata un marito sportivo ride incredulo alla mia visione, un po
    mi stanno sul cazzo... che cazzo avranno da ridere? un po mi rendo
    conto che in effetti non capita tutti i giorni di trovare un mostro
    gigante che porta a passeggio in moto un inginocchiatoio. La macchina
    tedesca avanza quel che basta e adesso sono all'altezza del faccino del
    piccolo figlio che gesticola e cerca di dirmi qualcosa. Ma tra il rombo
    della Guzzi e i finestrini chiusi non sento un bel niente, così mi
    limito a guardarlo minaccioso con la mia barba bianca ed i miei
    occhiali neri. Il padre gli fa scendere il vetro giusto quattro dita
    "...was ist das?... herr... ...was ist das?". Was ist das?. Fermai la
    moto al lato della carreggiata mentre la macchina si allontanava
    accelerando, il bambino mi guardava dal lunotto continuando a ripetere
    "was ist das?"..."was ist das?" Rimasi in silenzio a guardare la mia
    moto con la piccola Madonnina davanti e la grande croce dietro,
    osservai il parafango scolorito, presi in considerazione anche la mia
    giubba sdrucita con le decine di toppe Moto Guzzi scolorate e scucite.
    Was ist das? "Cos'è questo" mi chiesi? avevo più di cinquanta anni e
    non solo non avevo una macchina ne una moglie giovane ma neanche un
    lavoro ne un impegno serio. Cos'è questo?. Non trovai una risposta,
    rimisi in moto e andai per la mia strada.

    Rinaz (2006)

      La data/ora di oggi è Lun Dic 17, 2018 7:23 pm